” Elimu ny maisha si vitabu – Si impara dalla vita non dai libri “

Pare che il nome Zanzibar derivi dal persiano ” Zangh ” che significa ” nero ” e da ” bar ” che significa ” terra ” quindi,  la ” Terra dei neri “. Ma un esploratore inglese, Burton pensava invece che derivasse dalla frase ” Zayn za’ l bary ” ossia ” Bella è  quest’  isola” . Non si esclude neppure il termine arabo ” Zanjabl ” che tradotto vuol dire “Zenzero” , da quì,  Zanzibar la ” Terra delle spezie “…. Insomma, io lascio queste spiegazioni a chi ne sa di piu’ e vado a “fare quattro passi a Zanzibar” !

C’ è molto da scoprire su  quest ‘ isola oltre alle spiagge, alle acque cristalline, alle albe, ai tramonti mozzafiato, alla vita scandita all’ insegna della “lentezza” , del “pole pole” (” piano piano”), dei colori, dei profumi delle spezie… “molto” che anche a me rimane ancora da scoprire… e ne sono felice!

Zanzibar insomma, è nota per molti motivi! E’ innanzitutto un mix di culture arabe, persiane e bantu che si ritrovano nella lingua madre, il kiswahili. La tumultuosa storia di Zanzibar si riflette nel viso dei suoi abitanti : neri, bianchi, e tutte le sfumature tra questi due estremi, ma non è facile determinare chi sia swahili e chi no! Gli swahili non sono considerati una ” tribu’ ” ne sono mai stati una nazione unita o un entità politica. Il kiswahili si è diffuso infatti in tutta l’ Africa centrale e orientale tramite gli schiavi e i mercanti e poi è stato adottato dai regimi coloniali europei per diventare la lingua franca di quella grande regione, nonchè lingua ufficiale di Kenya e Tanzania. Si basa sul bantu africano ed è pieno di parole derivate dall’ arabo e disseminato di altri termini di origine indiane, portoghesi e inglesi. Attraverso le relazioni commerciali e l’ Islam, le idee straniere hanno influenzato ogni aspetto della vita dell’ isola creando una fertile sintesi di storia, cultura, lingua, letteratura, musica e architettura. E’ a Zanzibar che l’ Africa incontra l’ Arabia , l’ Europa e l’ Oriente. I mercanti arrivarono ogni anno spinti dal monsone kaskazi e ripartivano sospinti dal kusi. Alcuni per loro scelta o per uno sfortunato destino venivano lasciati sull’ isola, altri, decidevano di fermarsi, esuli religiosi in fuga dalle persecuzioni arabe o persone in cerca di un’ esistenza migliore in paesi lontani….(- un po’ quello che stiamo facendo noi oggi un po’ forse egoisticamente, un po’ pazzamente, un po’ spinti dal cambiamento e dal sogno quando pensiamo e decidiamo di prendere il primo volo con un unica destinazione : l’ isola di Zanzibar! -) . I matrimoni misti crearono due diverse civiltà arabo-africane , gli shirazi prima,  antenati degli zanzibarini  provenienti da una città misteriosa e da lungo scomparsa che probabilmente si trovava nella Somalia meridionale e gli swahili dopo, dei quali Zanzibar è la culla. E’ logico quindi che il nome degli swahili possa derivare dall’ arabo sahel o sawahil che significa costa. Volendo fare una metafora gli swahili sono davvero un litorale, bagnato dalle maree e da correnti di popoli e culture provenienti da tutto l’ Oceano Indiano: Africa, Arabia, Persia, India, Pakistan, Indonesia, Malaysia e persino la Cina.

” JAMBO MUZUNGU ! ”

Muzungu al plurale wazungu, è un termine che i viaggiatori “bianchi” sentiranno in eterno riecheggiare ovunque! I bambini sopratutto si divertono ad urlarlo ogni qualvolta ti incontrano! Un muzungu è un europeo bianco, il termine fu messo in circolo per la prima volta da missionari ed esploratori dell’ Ottocento che per piacere loro erano convinti significasse ” meraviglioso, intelligente o straordinario”. In realtà la parola deriva da zungua ossia “andare in giro, vagabondare, viaggiare ” o anche ” essere fastidioso” . Quest’ etichetta alla lunga stancherà, la prima volta mi ricordo che pensai: ” Molti di loro conoscono perfettamente il mio nome, mi vedono camminare per il villaggio piu’ volte al giorno perchè continuano son ‘sto “muzungu” e tutt’ oggi al mio ritorno a Zanzibar salvo pochi, la storia si ripete!”. A tutt oggi penso forse con ingenuità e infantilismo: ” E’ come se io rivolgendomi a voi vi salutassi con un “Ciao nero!… Non vi sentireste infastiditi? ” … alla fine non resistetti,porsi questa domanda a qualcuno, ma la risposta fu: ” Sentiti almeno riconoscente del fatto che non etichettiamo voi bianchi come lo farebbero i masai  che alla vista di voi europei con addosso i pantaloni vi battezzeranno ” iloridaa enjekat” ovvero ” coloro che imprigionano… i peti” …Ne concluse una fragorosa risata! Ehhhh…questa è l’ Africa!

 

 

NMS_1520

 

 

 

 

 

AFRICA ” Africa, Africa mia Africa fiera di guerrieri nelle ancestrali savane Africa che la mia ava canta In riva al fiume lontano Mai t’ho veduta Ma del sangue tuo colmo ho lo sguardo Il tuo bel sangue nero sui campi versato Sangue del tuo sudore Sudore del tuo lavoro Lavoro di schiavi Schiavitù dei tuoi figli Africa dimmi Africa Sei dunque tu quel dorso che si piega E si prostra al peso dell’umiltà Dorso tremante striato di rosso Che acconsente alla frusta sulle vie del Sud Allora mi rispose grave una voce Figlio impetuoso il forte giovane albero Quell’albero laggiù Splendidamente solo fra i bianchi fiori appassiti E’ l’Africa l’Africa tua che di nuovo germoglia Pazientemente ostinatamente E i cui frutti a poco a poco acquistano L’amaro sapore della libertà. “

Ndjock Ngana – Poeta Camerunense autore della raccolta di poesie Nhindo nero.

La vita…quella vera…di villaggio…(non turistico)…non per tutti!

La mia nuova prima alba, il mio nuovo primo risveglio…la luce filtra attraverso le tende sottili della finestra, è già alta, forte, la zanzariera che ricopre interamente il mio letto mi sfiora il viso, in lontananza un gallo da la sveglia,mi rigiro nel letto, scaccio una mosca….ma quello in lontananza non è il “kikirikì” di un gallo!? E’ il richiamo alla preghiera del muezzin… che mi riaccompagnerà per almeno altre cinque volte durante il corso della giornata…riecheggia sopra il villaggio che lentamente sta per riprendere vita un altro giorno.E’ ancora molto presto ma si odono già le voci allegre dei bambini che vanno a scuola,il chiacchericcio animato e le risate assordanti delle donne che lavano i panni o che s’ incamminano verso la distesa di acqua prossima a battere la ritirata per raccogliere le alghe, lo scampanellio della bici che porta il pane appena fatto per tutto il villaggio, le urla degli uomini sulla spiaggia appena tornati dalla pesca e pronti a vendere il loro bottino al miglior offerente…e io penso che devo uscire a conoscere questo nuovo mondo…e io penso che questo nuovo, strano, variopinto, scalzo,semplice, povero ma meraviglioso mondo lo voglio abbracciare!

Tutto attorno capanne e case costruite con legno e corallo fossile, sotto di me la sabbia bianchissima, sopra di me si alzano belle e maestose le palme, dove mi dirigo? A destra? A sinistra?… Vado a vedere le coltivazioni di alghe.

Sì, perché qui le alghe vengono letteralmente coltivate in piccoli appezzamenti subacquei che assomigliano ad orti domestici, delimitati da bastoncini di legno di bambu’ legati con fili e si “piantano” nelle acque basse della zona di marea delle lagune. Ci vogliono mesi perché queste alghe brune e rossastre maturino, in seguito vengono raccolte e portate ad essiccare lontano dalla linea della marea, nei cortili delle abitazioni,lungo la strada interna del villaggio su stuoie o teli per poi assumere sfumature color ruggine, rosso porpora, verde, giallo senape e blu. La coltivazione delle alghe sull’ isola di Zanzibar ha inizio alla fine degli anni ’80 quando queste alghe, originarie dell’estremo oriente, furono importate dalle Filippine su iniziativa del governo locale che cercava nuove entrate in valuta per sopperire alla crisi del mercato dei chiodi di garofano, andato in crisi proprio in quegli anni e che costituiva la principale fonte di entrate in valuta estera.

Le alghe sono destinate all’esportazione e vengono poi usate per la produzione di addensanti nell’industria alimentare ed in quella dei cosmetici. Le coltivazioni si sono sviluppate lungo le coste orientali dell’isola, sfruttando l’enorme ampiezza tra la riva e la barriera corallina in queste zone dove il fenomeno delle maree è molto accentuato. Sono le donne ad occuparsi interamente di questo duro lavoro…Si notano i loro coloratissimi kanga, i loro tradizionali parei, si sentono le loro voci, qualche canto, sonore risate ma dietro a tutto questo scenario variopinto e degno di essere immortalato in fotografica c’ è sudore e fatica! Restano chine per ore sui lunghi filari e per trasportarle a riva si ricoprono da testa a piedi o riempiono sacchi di juta che si caricano in testa e così via giorno dopo giorno.  La coltivazione delle alghe fu introdotta a Jambiani con un progetto finalizzato a garantire una fonte di reddito alle donne del posto e per le quali ha rappresentato uno strumento di indipendenza finanziaria in una società spiccatamente maschile.
Per gli abitanti di Jambiani il fabbisogno nutritivo arriva dai cocchi, dagli animali che allevano (capre, galline, mucche) e dal pescato procurato giornalmente dagli uomini del villaggio. La sopravvivenza a Jambiani è affidata al mare e deve quindi necessariamente adattarsi al ritmo delle maree, perché è l’ alternanza di acqua bassa e alta che permette ai pescatori di oltrepassare il reef ed andare a gettare le reti in acque aperte ed a centinaia di donne di camminare per metri e metri sul fondo del mare prima di giungere alle loro “coltivazioni”.
Ma da questo lato le coste di Zanzibar si affacciano sulla vastità dell’ Oceano Indiano; non c’è altra terra, scoglio o isola ad ostacolare il flusso delle maree tra qui e l’ isola di Sumatra, settemila chilometri ad Est. Due volte al giorno, ogni giorno, le acque del mare si ritirano fino al limitare della barriera corallina, a centinaia e centinaia di metri di distanza dalla spiaggia, e lasciano allo scoperto un’ immensa estensione di fondo marino ricoperto di alghe, conchiglie, stelle marine e piccoli pesci che sopravvivono nelle pozzanghere. Durante la bassa marea che si verifica alla luce del giorno, la vita del villaggio si trasferisce quasi completamente su questa palude temporanea:oltre alle alghe ci si affrettano a sfruttare le ore concesse dalle acque che si sono ritirate per stanare dalla sabbia molle i vermi che serviranno da esca ai pescatori e per raccogliere conchiglie e molluschi che verranno consumati a sera; Quando la marea torna a montare, il fondo del mare si sfolla e la gente di Jambiani torna alle proprie case ad occuparsi del raccolto del giorno e ad attendere il ritorno degli uomini, che approfitteranno del momento favorevole per scavalcare di nuovo il reef e far ritorno a casa con il pescato.
Torna così l’ animazione tra le strade e le case del villaggio, che fino a quel momento sono rimaste il regno degli animali domestici e dei neonati…. .

Si accendono falò, si cucina, ci si riunisce… aspettando il buio… aspettando la luna…

°PESCE AL CURRY CON ANACARDI°

-Ingredienti: 500 gr. di pesce di carne bianca, 1 grande cipolla tritata, 250 gr. di pomodori pelati a tocchetti, 2 cucchiai da tè di polvere di curry, 5 bacelli di cardamomo, 1/2 tazza di anacardi, 500 ml di acqua, olio per frittura, sale e pepe quanto basta.

-Preparazione: Soffriggere la cipolla fin quando non diventa dorata, poi aggiungete la polvere di curry e i semi di cardamomo e continuate la cottura per 5 minuti mescolando in continuazione. Aggiungete i pomodori e proseguite la cottura per altri 5 minuti. Tagliate il pesce a tocchetti e mettetelo in padella, aggiungete l’ acqua e portatelo a bollore, lasciando cuocere il tutto per 5-10 minuti. All’ ultimo aggiungete gli anacardi, mescolate bene e servite a tavola.

Alla prossima…NMS_0545

 

Quel pezzetto di sabbia bianchissima che tanto amo!

” Questo è il posto piu’ bello che io abbia mai visto in tutta l’ Africa…Un luogo dell’ illusione dove nulla è come appare. ”

Scriveva così David Livingstone nel 1866 a proposito di questa terra…e come dargli torto?! La prima volta che posai i piedi su quest’ arcipelago fu nel settembre del 2011. Il mio curioso “pallino” verso questo orizzonte cominciò molto tempo prima ma grazie ad alcune amiche che da qualche tempo si erano trasferite sull’ isola ho potuto realizzare il mio sogno e saziare la mia curiosità e voglia di conoscere e confrontarmi con  una realtà così diversa dalla mia! Il primo incontro con Zanzibar fu subito molto intenso…l ‘ afa, e la polvere serravano la gola e in pochi istanti fui nel pieno centro cittadino di Stone Town dove tutti guidano all’ impazzata,dove non sembra esserci nessuna segnaletica stradale,dove tutto è confusione,grida degli ambulanti,pianti di bambini…il sole ferisce gli occhi,l’ asfalto è rovente,le persone camminano frettolosamente avanti e indietro senza badare troppo a dove mettono i piedi,stanchi,tristi,allegri,sorridenti,intonando canzoni,urlando qualcosa di incomprensibile a qualcun altro dall’ altra parte della strada,cercando di racimolare qualche spicciolo un altro giorno ancora… il mercato all’ aperto è un tripudio di colori e sapori, l’ odore pungente del pesce fresco e quello acre del sangue delle carni appese ed esposte per essere vendute ti si incolla addosso e sembra non volerti lasciare piu’…l’ aroma forte ed intenso del curry e di una miriade di spezie differenti si mescola al tutto…allora ti fermi ti guardi attorno e ti senti inebriata..quasi ubriaca.. credi di svenire… Non troppo invitante penserete voi?!…ma io ebbi la netta sensazione e quasi consapevolezza che quel luogo davvero mi sarebbe rimasto addosso per sempre…ed io a lui! Lasciatami alle spalle il gran casino cittadino cominciai a viaggiare verso Sud, verso strade dritte ed infinite ricche di vegetazione fino a “casa” o per lo meno quella che a me piacque definire casa per le sole due settimane che avevo a disposizione…Jambiani,quel pezzetto di terra fatto di spiaggia con la sabbia bianchissima che tanto ho amato fin dal primo istante e che in seguito mi ha rivista tornare per altre tre volte!

Il villaggio di Jambiani si trova sulla costa Sud -Est dell’ isola di Zanzibar…la sua spiaggia,comincia circa 2 Km a Sud di Paje  e continua ininterrottamente per altri 7 Km, ha una bellezza selvaggia e ventosa ed è il miglior posto di Zanzibar dove si può godere sia della spiaggia sia della vita di villaggio. Il nome della spiaggia deriva dal termine arabo “Jambiya”, che indica un pugnale dall’ ampia lama ricurva, come quello che, si dice, i primi abitanti trovarono sulla spiaggia. Il reef areale si trova diversi Km al largo e in mezzo c ‘ è una serie di banchi di sabbia , barriere coralline e acque poco profonde che durante la bassa marea svelano una vita marina ricca di sorprese e quindi ideali per lo snorkelling.La spiaggia come gran parte della costa orientale è soggetta alle maree perciò si riesce a nuotare solo durante l’ alta marea, a meno che non si voglia fare una lunga passeggiata!Ma Jambiani non è speciale solo per la costa…Premetto che non sono mai stata una viaggiatrice da resort o villaggio turistico ma da cosidetto “zaino in spalla”! Jambiani offre diverse strutture ricettive sulla spiaggia e nella zona nord rispetto alla spiaggia ma per la mia prima volta ho scelto una stanza “locale” ossia una casa nel mezzo del villaggio di proprietà di un “locale” dotata di tre camere con bagno e acqua (ovviamente non potabile) per lavarsi (attenzione: non è una casa dotata di boiler o caldaia per per una doccia bollente ci si deve armare di pentolone e fornello per farla riscaldare! Io non l ho mai fatto! )  e una cucina in comune! Per chi ha un budget ridotto e non ha grosse pretese è l’ ideale…modesta ma accogliente e sopratutto  a stretto contatto con la vita del villaggio…dove a differenza della parte settentrionale dell’ isola gli abitanti di Jambiani hanno libero accesso alla spiaggia perciò ci si trova a condividere la sabbia con pescatori e le loro barche, donne che raccolgono le alghe e molti bambini, che amano costruire giocattoli con bottiglie di plastica o pezzi di legno…i loro sorrisi e le loro risate riecheggiano nell’ aria ad ogni ora, i loro occhi vispi ti scrutano curiosi e un pò intimoriti ma dopo soli cinque minuti sanno già il tuo nome e non lo dimenticano piu’!….e fu subito amore!….TO BE CONTINUED…