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” Lo sapevate che ….? “

Sapete chi è Farrokh Bulsara? E se dico Freddie Mercury? Ebbene si, l’ immortale voce che ha dato vita ai Queen nasce al Government Hospital di Stone Town all’ epoca del protettorato britannico quando Zanzibar diventa indipendente a 25 km di distanza dalla costa della Tanganika. Quì trascorre la sua infanzia con i genitori Bor e Jer appartenenti all’ etnia parsi ( http://it.wikipedia.org/wiki/Parsi ) e di religione zoroastriana ( http://it.wikipedia.org/wiki/Zoroastrismo ). Provenivano dal Gujarat, uno stato dell’ India Occidentale e dovettero trasferirsi in Africa a causa del lavoro del padre, cassiere della Segreteria di Stato per le Colonie.

Passa gran parte della sua infanzia in India per poi far ritorno a Zanzibar ma in seguito a tumulti avvenuti sull’ isola la lascia definitivamente all’ età di 18 anni assieme alla sua famiglia per andare a vivere in Inghilterra.

Alcuni biografi e giornalisti mossero delle critiche a Freddie riguardanti la decisione di nascondere al pubblico le sue origini parsi. Un amico intimo rivelò che Farrokh Bulsara è un nome che fu subito sepolto perchè non voleva parlare della sua vita prima di diventare Freddie Mercury”. Pare che Mercury avesse respinto le sue origini perché le riteneva incompatibili con la sua immagine pubblica.

Nell’agosto 2006 l’Islamic Mobilization and Propagation chiese la cancellazione delle celebrazioni in larga scala del 60º compleanno di Mercury a Zanzibar, asserendo che Mercury non fosse un vero e proprio zanzibariano e che non fosse conforme alla Shari’ a in quanto omosessuale, sostenendo che “l’associazione di Mercury con l’isola degradasse Zanzibar come luogo dell’Islam”. Le cerimonie previste vennero annullate.

 

“Now the wind has lost my sail
Now the scent has left my trail
Who will find me
Take care and side with me
Guide me back
Safely to my home
Where I belong…
Once more

Where is my star in heaven’s bough
WHere is my strength, I need it now
Who can save me

Lead me to my destiny
Guide me home
Safely to my home
Once more.

Safely to my home once more”.8396073645_1475308564_z images

” Dala Dala, curiosità! “

 I daladala, dala-dala o dalla-dalla sono il mezzo di trasporto pubblico piu’ usato in Tanzania. Su ogni dala dala si trova una persona che guida e un altra che incassa i soldi del pedaggio. si chiama MPIGADEBE ossia colui che batte su un DEBE, una tanica di latta usata per la benzina o per l’ acqua e che segnala al guidatore quando fermarsi e quando ripartire. La curiosità è che non c’ è un limite preciso al numero di persone che possono salire su uno di questi mezzi e non sono esclusi neppure galline o capre che viaggiano assieme ai passeggeri! 

DALA DALA : deriva dallo swahili DALA che indica una moneta da 5 scellini e che un tempo corrispondeva al costo del servizio. A seconda delle zone il dala dala è conosciuto anche come :  gobole, vipanya e hiace. 

A Zanzibar si trovano due varianti di taxi-collettivo : i dala dala che sono semplici minivan e i mabasi grandi camion con fiancate in legno.

I dala dala iniziarono a circolare negli anni ’60 ma si diffusero negli anni ’80 quando il trasporto pubblico andò in crisi per la rapida crescita di città come Dar es Salaam. Inizialmente il servizio era illegale poi il governo creò una serie di mezzi autorizzati anche se molti mezzi in molte aree della Tanzania circolano senza autorizzazione.

Immagine 018                                                                                                         http://www.zanzibar.org/

 

° Intense nostalgie… °

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” Il “dala dala” che dalla Città di Pietra porta al villaggio di Jambiani, era saturo degli odori familiari di polvere, sudore e spezie. Stavo tornando in un paese che non mi concedeva alcuno spazio personale, che non si preoccupava dell’ igiene… La gola mi si strinse quando il “dala dala” arrivò a Jambiani. Percorsi lentamente la strada sterrata passando accanto alle donne che tornavano dalla spiaggia, lo sguardo rivolto a terra portando enormi sacchi di alghe sulla testa. Il posto era esattamente come l’ avevo lasciato. Perfino il tempo sembrava essersi fermato. Mi rilassai, a Jambiani mi sentivo a casa. “

” Fa che sia il tuo cuore a scegliere la meta “

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C’ è una città al centro dell’ isola nera affascinante, antica, storica, colorata, vitale, caotica, sporca, polverosa…dove l’ ombra non esiste, dove il sole ti schiaccia a terra con i suoi quaranta gradi d’ umidità, dove dopo poco che cammini il sudore sgorga a fiumi da ogni anfratto del tuo corpo, dove per comprare un chilo di frutta bisogna talvolta armarsi di pazienza…tanta…dove uomini, donne e bambini parlano, urlano, sovrapponendosi gli uni agli altri, dove non esistono carrelli per la spesa tanto meno posteggi sotterranei che raggiungi comodamente dove ad aspettarti trovi la tua macchina, fresca, pronta a riportarti a casa in pochi minuti! No… Stone Town la maestosa città di pietra non ti offre questo! Stone Town ti mette alla prova in ogni istante e ti fa “pagare” il suo prezzo fino alla fine…Anche quando dopo sei ore trovi un mezzo che ti riporta a casa e tu a quel punto ti ritrovi sporca, stanca, liquefatta dal caldo,puzzolente, “ubriaca”, stipata sui “dala dala” con le borse cariche di spesa, i sederi sinuosi delle donne che spingono per sedersi, il pesce appena pescato, i pulcini nelle ceste che pigolano, i bambini incollati ai seni delle mamme che dormono o piangono o senza accorgertene ti finiscono in braccio scrutandoti con quegli occhioni grandi, neri, profondi, il moccio al naso, e l’ innocenza sulle loro gote… dove profumi, olezzi e liquidi corporei si mescolano, dove ogni capello della tua testa, a quel punto, sembra aver preso la scossa ma…. perchè in fondo un “ma” c’è sempre, senti il cuor leggero, il riso salirti sulle labbra, e ancora la voglia di immortalare quell’ istante in una frivola fotografia per non dimenticare quell’ ennesima giornata Zanzibarina! E questa è una forza, la forza di continuare una vita così differente dalla tua, ma che in fondo ti fa dire: ” Io resto qua…questa, adesso, è anche la mia terra!

“Il viaggio non è l’emozione di attimi pericolosi
il viaggio è la gioia del tempo
pericolo è stare rinchiusi

Direzione casuale, non prevede sosta
chi viaggia detesta l’estate
l’estate appartiene al turista

Il viaggiatore viaggia solo
e non lo fa per tornare contento
lui viaggia perchè di mestiere ha scelto il mestiere di vento.

Mischiare presente e ricordi, le strade possibili fatte
fu forse salsedine o neve
fu forse ponente o levante

L’amore lasciato sospeso, qualcuno ne approfitterò
ma questo riguarda il ritorno
remota possibilità

Il viaggiatore viaggia solo
e non lo fa per tornare contento
lui viaggia perchè di mestiere ha scelto il mestiere di vento.

Se impari la strada a memoria di certo non trovi granchè
se invece smarrisci la rotta
il mondo è lì tutto per te

Paese significa storia e storia significa lingua
impara la tua direzione
da gente che non ti somiglia

Il viaggiatore viaggia solo
e non lo fa per tornare contento
lui viaggia perchè di mestiere ha scelto il mestiere di vento.”

Mercanti di liquore.