La vita…quella vera…di villaggio…(non turistico)…non per tutti!

La mia nuova prima alba, il mio nuovo primo risveglio…la luce filtra attraverso le tende sottili della finestra, è già alta, forte, la zanzariera che ricopre interamente il mio letto mi sfiora il viso, in lontananza un gallo da la sveglia,mi rigiro nel letto, scaccio una mosca….ma quello in lontananza non è il “kikirikì” di un gallo!? E’ il richiamo alla preghiera del muezzin… che mi riaccompagnerà per almeno altre cinque volte durante il corso della giornata…riecheggia sopra il villaggio che lentamente sta per riprendere vita un altro giorno.E’ ancora molto presto ma si odono già le voci allegre dei bambini che vanno a scuola,il chiacchericcio animato e le risate assordanti delle donne che lavano i panni o che s’ incamminano verso la distesa di acqua prossima a battere la ritirata per raccogliere le alghe, lo scampanellio della bici che porta il pane appena fatto per tutto il villaggio, le urla degli uomini sulla spiaggia appena tornati dalla pesca e pronti a vendere il loro bottino al miglior offerente…e io penso che devo uscire a conoscere questo nuovo mondo…e io penso che questo nuovo, strano, variopinto, scalzo,semplice, povero ma meraviglioso mondo lo voglio abbracciare!

Tutto attorno capanne e case costruite con legno e corallo fossile, sotto di me la sabbia bianchissima, sopra di me si alzano belle e maestose le palme, dove mi dirigo? A destra? A sinistra?… Vado a vedere le coltivazioni di alghe.

Sì, perché qui le alghe vengono letteralmente coltivate in piccoli appezzamenti subacquei che assomigliano ad orti domestici, delimitati da bastoncini di legno di bambu’ legati con fili e si “piantano” nelle acque basse della zona di marea delle lagune. Ci vogliono mesi perché queste alghe brune e rossastre maturino, in seguito vengono raccolte e portate ad essiccare lontano dalla linea della marea, nei cortili delle abitazioni,lungo la strada interna del villaggio su stuoie o teli per poi assumere sfumature color ruggine, rosso porpora, verde, giallo senape e blu. La coltivazione delle alghe sull’ isola di Zanzibar ha inizio alla fine degli anni ’80 quando queste alghe, originarie dell’estremo oriente, furono importate dalle Filippine su iniziativa del governo locale che cercava nuove entrate in valuta per sopperire alla crisi del mercato dei chiodi di garofano, andato in crisi proprio in quegli anni e che costituiva la principale fonte di entrate in valuta estera.

Le alghe sono destinate all’esportazione e vengono poi usate per la produzione di addensanti nell’industria alimentare ed in quella dei cosmetici. Le coltivazioni si sono sviluppate lungo le coste orientali dell’isola, sfruttando l’enorme ampiezza tra la riva e la barriera corallina in queste zone dove il fenomeno delle maree è molto accentuato. Sono le donne ad occuparsi interamente di questo duro lavoro…Si notano i loro coloratissimi kanga, i loro tradizionali parei, si sentono le loro voci, qualche canto, sonore risate ma dietro a tutto questo scenario variopinto e degno di essere immortalato in fotografica c’ è sudore e fatica! Restano chine per ore sui lunghi filari e per trasportarle a riva si ricoprono da testa a piedi o riempiono sacchi di juta che si caricano in testa e così via giorno dopo giorno.  La coltivazione delle alghe fu introdotta a Jambiani con un progetto finalizzato a garantire una fonte di reddito alle donne del posto e per le quali ha rappresentato uno strumento di indipendenza finanziaria in una società spiccatamente maschile.
Per gli abitanti di Jambiani il fabbisogno nutritivo arriva dai cocchi, dagli animali che allevano (capre, galline, mucche) e dal pescato procurato giornalmente dagli uomini del villaggio. La sopravvivenza a Jambiani è affidata al mare e deve quindi necessariamente adattarsi al ritmo delle maree, perché è l’ alternanza di acqua bassa e alta che permette ai pescatori di oltrepassare il reef ed andare a gettare le reti in acque aperte ed a centinaia di donne di camminare per metri e metri sul fondo del mare prima di giungere alle loro “coltivazioni”.
Ma da questo lato le coste di Zanzibar si affacciano sulla vastità dell’ Oceano Indiano; non c’è altra terra, scoglio o isola ad ostacolare il flusso delle maree tra qui e l’ isola di Sumatra, settemila chilometri ad Est. Due volte al giorno, ogni giorno, le acque del mare si ritirano fino al limitare della barriera corallina, a centinaia e centinaia di metri di distanza dalla spiaggia, e lasciano allo scoperto un’ immensa estensione di fondo marino ricoperto di alghe, conchiglie, stelle marine e piccoli pesci che sopravvivono nelle pozzanghere. Durante la bassa marea che si verifica alla luce del giorno, la vita del villaggio si trasferisce quasi completamente su questa palude temporanea:oltre alle alghe ci si affrettano a sfruttare le ore concesse dalle acque che si sono ritirate per stanare dalla sabbia molle i vermi che serviranno da esca ai pescatori e per raccogliere conchiglie e molluschi che verranno consumati a sera; Quando la marea torna a montare, il fondo del mare si sfolla e la gente di Jambiani torna alle proprie case ad occuparsi del raccolto del giorno e ad attendere il ritorno degli uomini, che approfitteranno del momento favorevole per scavalcare di nuovo il reef e far ritorno a casa con il pescato.
Torna così l’ animazione tra le strade e le case del villaggio, che fino a quel momento sono rimaste il regno degli animali domestici e dei neonati…. .

Si accendono falò, si cucina, ci si riunisce… aspettando il buio… aspettando la luna…

°PESCE AL CURRY CON ANACARDI°

-Ingredienti: 500 gr. di pesce di carne bianca, 1 grande cipolla tritata, 250 gr. di pomodori pelati a tocchetti, 2 cucchiai da tè di polvere di curry, 5 bacelli di cardamomo, 1/2 tazza di anacardi, 500 ml di acqua, olio per frittura, sale e pepe quanto basta.

-Preparazione: Soffriggere la cipolla fin quando non diventa dorata, poi aggiungete la polvere di curry e i semi di cardamomo e continuate la cottura per 5 minuti mescolando in continuazione. Aggiungete i pomodori e proseguite la cottura per altri 5 minuti. Tagliate il pesce a tocchetti e mettetelo in padella, aggiungete l’ acqua e portatelo a bollore, lasciando cuocere il tutto per 5-10 minuti. All’ ultimo aggiungete gli anacardi, mescolate bene e servite a tavola.

Alla prossima…NMS_0545

 

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